martedì 29 aprile 2008

AIRPORT ART

Seeguapik of Povungnetuk trims the stone between arm and face, 1956. Peter MurdochHBCA 1987/363-E-311/6C


L’arte Inuit (allora “eschimese”) si fece conoscere verso la fine degli anni cinquanta. Nel 1949 James Houston, un artista canadese, visitando un villaggio nel nord del Québec aveva intuito che gli Inuit avrebbero potuto guadagnare da questa attività vendendo i loro manufatti “laggiù, nel sud” ai turisti avidi di souvenirs. Nasce la AIRPORT ART, arte nata con l’aeroporto.
C’è infatti una storia curiosa, e forse poco conosciuta, all’origine della recente produzione di meravigliose sculture ed alle altre espressioni artistiche di queste popolazioni del Nord canadese. Comunque di radici millenarie, ebbe un declino durato secoli. Per il divertimento proprio e dei bambini gli adulti scolpivano nell’avorio o nella steatite dei modellini di pochi centimetri, detti pinguak, letteralmente “imitazione di una cosa”. C’erano poi gli amuleti abbozzati nell’osso di balena o altri oggetti di uso quotidiano in pietra o legno. Gli antropologi poterono affermare che gli Esquimesi/Inuit non avevano un concetto globale di arte e di estetica. L’idea del bello era espresso dalla parola takuminaktuk, “bello da vedere”, che però poteva riferirsi ad una slitta, un bambino o una aurora boreale.
Tutti cominciarono a scolpire, soprattutto nella molto diffusa steatite, chiamata quillisak, pietra per fabbricare le lampade. Ovviamente pochi erano i veri artisti, gli altri lo facevano per guadagnare. Avrebbero raffigurato di tutto: si racconta che alcuni eschimesi ammalati di tubercolosi i quali, una volta scesi in un sanatorio dell’Ontario, presero a scolpire figure di automobili e anche di canguri visti in uno zoo! Ma i bianchi dstrussero queste sculture considerandole ‘non autentiche’. Fu così che capirono che la loro arte, per essere genuina, primitiva, veramente ‘eschimese’, doveva rappresentare temi eschimesi: nacquero le stupende scene di vita vissuta, in uno stile di straordinaria immediatezza, rappresentazioni di caccia, di madri con bambini, di animali dell’Artico, scolpite nell’avorio, nell’osso, nella steatite.

Questa storia non deve indurci a pensare che l’arte Inuit sia un ‘falso’. Anzi. Si tratta di un tipico esempio di acculturazione, cioè, di come, a contatto con i bianchi, una civiltà indigena si sia trasformata, almeno in un settore della sua cultura, in senso positivo sviluppando il suo talento artistico.

Avviso ai turisti: non mancate di ammirare i capolavori di questa arte nei Musei e nelle numerose gallerie d’arte e ne rimarrete incantati. Preziose ed affascinanti, hanno un loro prezzo e l'autenticità è garantita da un certificato di provenienza. I piccoli souvenirs che trovate nei negozi per pochi dollari sono spesso delle repliche, fatti in serie e di un materiale sintetico (la steatite – come altre pietre utilizzate oggi - è molto pesante, la superficie risulta liscia, morbida e ‘calda’). Non vi dico di non comperarli; sappiatevi regolare.

giovedì 24 aprile 2008

DOVE SONO I GRIZZLY BEAR?


A giudicare dai nostri pezzi il Canada appare come un paese popolato soprattutto da bestie animali.


Abituati al cemento dilagante delle nostre città, ormai coperte da un inesauribile velo di automobili, anzi di autoferme o alla ricerca di un parcheggio, è normale sognare spazi immensi. Fortunatamente il Canada possiede ancora aree inesplorate. L’uomo sembra aver finalmente capito che lo sviluppo deve essere sostenibile e che deve permettere la vivibilità di tutti gli esseri viventi. Sogni. Sogniamo.


Che deve fare chi mi ha chiesto dove incontrare gli orsi?


Ovviamente non si possono prendere appuntamenti, ma ci sono itinerari collaudati, dove ormai anche gli animali sono più o meno confinati. Ad esempio la Grizzly Bear Rainforest (foresta pluviale) si trova vicino a Port Hardy, all’estremo nord dell’isola di Vancouver in British Columbia. Secondo me è il punto d’osservazione più sicuro ed interessante. La struttura galleggiante del Great Bear Lodge piace a tutti i visitatori per la tranquillità della natura circostante, facile da fare penetrare nelle ossa. Il Lodge è raggiungibile con un bel volo panoramico in idrovolante, mi raccomando pochi bagagli, oppure via mare a bordo delle curiose imbarcazioni adibite all’avvistamento delle balene nel Queen Charlotte Strait. Le escursioni più richieste durano 3 notti/due giorni.


Per chi invece vuole vedere gli orsi, ma deve spaziare la vista alla positiva ricerca di orche, foche, leoni marini, delfini, lontre, megattere e balene grigie nonché aquile di mare, aironi, strolaghe ( il loon del dollaro di metallo), i cigni, le anatre e le oche canadesi magari anche gli orsi neri, le capre di montagna, i coguari, i cervi, tiriamo il fiato, allora raccomando il Knight Inlet Lodge situato in un fiordo memorabile a poco meno di 200 chilometri da Vancouver e raggiungibile in idrovolante da Campbell River, sempre sull’isola di Vancouver, famosa per la pesca al salmone di cui parlerò in un momento più propizio.





mercoledì 23 aprile 2008

IL RISO NERO SELVATICO DEL CANADA

Cresce spontaneo nelle acque basse e ferme sulle rive di laghi, fiumi e ruscelli del Saskatchewan, Manitoba e parte dell’Ontario. Si tratta di un riso nero (Zizania Palustris) dai chicchi neri lunghi e sottili. Per migliaia di anni la fauna locale ed i Nativi si sono nutriti di questo prezioso alimento.




Veniva raccolto ripiegando, con l’ausilio della pagaia, i lunghissimi fusti e scuotendoli in modo che i chicchi cadessero sul fondo della canoa. Si lasciava poi asciugare al sole o seccare sul fuoco e ripulito a mano. C’è ancora chi lo raccoglie in questo modo per il fabbisogno familiare ma in generale i metodi si sono modernizzati e la canoa è sempre più spesso sostituito da appositi macchinari (airboats attrezzati). Esistono numerose cooperative di Prime Nazioni che si occupano ovviamente anche della semina, assolutamente biologica, nello stesso ambiente naturale dei tempi passati, e quindi della raccolta e la consegna ai centri di distribuzione i cui principali mercati sono, oltre a quello locale, Stati Uniti, Francia e Germania.

Difficile da trovare in Italia se non mescolato con il riso bianco patna parboiled. Così combinato lo trovi in tutti i supermercati. Da non confondersi assolutamente con un altro riso nero proveniente dall’Oriente, oggi coltivato anche nelle risaie nostrane.


Lo suggerisco sempre come ‘souvenir’ canadese per se stessi e per gli amici: sicuramente prodotto in Canada! come lo sciroppo d’acero ed il salmone!
Attenzione però che non è molto diffuso nei negozi per turisti ma è meglio cercarlo direttamente sugli scaffali del Supermarket. Leggi bene l’etichetta sulla confezione (che sia Canadian Wild Rice) e farai un gran bel figurone. Se non altro originale.

Poi ti passo anche qualche ricetta.
Di alta digeribilità, alto contenuto di fibre e proteine, ricco di vitamine B, ferro, calcio, fosforo. Senza glutine.

lunedì 21 aprile 2008

ESTATE 1966 - terza parte

Ho incominciato a raccontarti questa avventura lo scorso 26 e 27 marzo.






























Foto dall'archivio MELANCON.

Nel sito trovi una ricca collezione di belle foto. Questa è quella che più mi ricorda il luogo dove si sono svolti gli avvenimenti ricordati nel mio racconto. Purtroppo non sono riuscita a trovare le nostre fotografie di allora.






… e con questo ‘mistero’ andiamo a dormire, dopo una lauta cena di trota in padella. Malgrado l’eccitazione, la stanchezza ha il sopravvento e ci addormentiamo così come si spegne una lampadina.
E’ ancora notte, filtra un tenue filo di luce attraverso il bosco, appena percettibile dall’occhio umano, ad indicare che il sole non tarderà ad illuminare la nostra giornata. A Johhny scappa la pipì, mamma gli consiglia di ‘liquidare’ il bisognino appena fuori dalla porta… pochi passi e lo vedo fare dietro-front… l’uscita è sbarrata da una enorme ombra nera che fa gonfiare la rete antizanzare…
Papà-rambo salta giù dal letto, afferra il fucile, Pierre richiama tutti alla calma e alla prudenza; continuiamo a parlare sotto voce ma l’eccitazione, e la paura, sono alle stelle!
Il tramestio inquieta l’ospite che, lemme lemme, si allontana dal secchio nel quale avevamo sbadatamente lasciato parecchie trotelle vive. Lo perdiamo di vista mentre si insinua tra gli alberi; l’indomito capo famiglia, scalzo ed in mutande, si lancia all’inseguimento!
E qui succede l’imprevedibile… aiutati dalla luce dell’aurora seguiamo i movimenti di papà, occhi sbarrati e appiccicati alla finestra; cammina in punta di piedi aggirando la casa verso il bosco, e chi ti spunta da dietro l’angolo?!? Ambedue alzano le braccia al cielo (hai in mente l’orso rampante del tiro-a-segno?) mentre uno urla e l’altro grugnisce, ambedue fanno dietrofront. Non riusciamo a trattenere grida di panico, ci si rizzano tutti i peli, non solo quelli in testa! Pierre tenta invano di calmarci.
Papà è tornato di corsa in casa, l’orso è scomparso nel folto della vegetazione e non lo rivedremo più… non si saprà mai quale dei due fosse più terrorizzato!
Ogni volta che ricordiamo questo avventuroso incontro con l’orso ridiamo a crepapelle, fino alle lacrime; tutto successe in pochi secondi proprio come in una scena delle vecchie comiche alla Ridolini. Peccato che non abbia neanche un fotogramma da mostrarti ma credimi, è successo tutto proprio così.

venerdì 18 aprile 2008

I SERPENTI DI NARCISSE, MANITOBA



Non è vero che in Manitoba ci sono soltanto orsi bianchi e islandesi.


Chi ha dubbi può andare proprio in questo periodo a Narcisse, un località a poco più di cento chilometri a nord di Winnipeg dove, grazie ad un centro apposito, è possibile osservare decine di migliaia di serpentelli, i red-sided garter snake (Thamnophis sirtalis) mentre emergono dal letargo, proprio verso la fine di aprile e i primi giorni di maggio.


In questo periodo i serpentelli escono dalle loro tane, poste nelle cavità del calcare, ben al di sotto della linea del gelo dove si sono ammassati in letargo, per riprodursi. Le femmine vengono circondate dai maschi che, arrotolandosi tra di loro creano una groviglio simile ad una matassa. Siccome i serpentelli sono innocui, lo spettacolo non desta preoccupazioni , ma incuriosisce per la sua peculiarità.


Questa zona è ideale per il loro habitat in quanto ci sono le condizioni ottimali per la loro alimentazione : invertebrati, vermi, piccoli anfibi e roditori. Tuttavia essi stessi sono preda di orsi e orsetti lavatori, nonchè di rapaci durante la loro esistenza in mezzo alle paludi ( non per niente la regione si chiama Interlake).


Chi sopravvive ritorna in autunno nelle cavità per trascorrere il nuovo letargo.


Spettacolo curioso, affascinate ed insolito.




giovedì 17 aprile 2008

TORTA DI RICOTTA E SCIROPPO D’ACERO

Ingredienti:
300 gr ricotta
300 gr farina bianca
250 ml sciroppo d’acero
3 uova
scorza di mezzo limone
1 cucchiaino lievito in polvere
20 gr burro

IMBURRARE UNA TORTIERA DIAM 26 CIRCA
VERSARE IN UNA CIOTOLA:

RICOTTA, SCIROPPO D’ACERO, FARINA, LIEVITO, 3 TUORLI D'UOVO E LA SCORZA DI LIMONE.

MESCOLARLI CON CURA CON UNO SBATTITURO ELETTRICO

MONTARE A NEVE GLI ALBUMI E AMALGAMARLI AL RESTO DEGLI INGREDIENTI

CUOCERE IN FORNO A 180 GRADI PER CIRCA 40 MIN

LASCIAR RAFFREDDARE E GUSTARE... delicious!!!

mercoledì 16 aprile 2008

MANGIARE L'ARAGOSTA

Mangiare l’aragosta è un bel divertimento. Quella dell’Atlantico, ben raffigurata a Shediac, mi piace semplicemente bollita. Prima di comiciare ad affrontarla giova munirsi di un bel bavaglione, onde evitare poi il passaggio diretto in lavatrice. Si ritorna bambini e ci si può maialare senza problemi, visti gli spruzzi di acqua e quant’altro che ci aspetta.

Mi hanno spiegato che l’aragosta cotta deve avere un bel colore rosso, che la coda non deve essere arricciata perché in tal caso sarebbe stata cucinata dopo morta, che deve essere bollita in acqua marina e che la stagione migliore per pescarle e mangiarle è l’autunno.

Il lavoro inizia preferibilmente dalla coda la cui carne è la più gustosa, ma deve essere abbastanza dura e consistente ; si stacca dal corpo con una semplice torsione e pressione sui lati per far uscire la carne, aprendola come un libro.

L’aragosta è totalmente commestibile, nonostante i consigli di togliere la venatura scura come pure il tamalley, il fegato-pancreas verde che e in realtà delizioso e le uova rosse non fertilizzate note sotto il nome di roe, qualora si mangi una femmina.

Le chele si strappano facilmente dal corpo, ma per romperle serve uno schiaccianoci o qualche arnese simile; la carne si estrae con le forchette apposite.

In attesa di attaccare altri parte dell’aragosta è meglio cominciare a mangiare quelle che abbiamo già separato, anche senza condimento. Qualcuno usa limone, olio oppure maionese. Io sono per l’aragosta e basta.

Per aumentare lo spasso si passa poi alle zampe e al corpo che richiedono l’ausilio del solito schiaccianoci per romperle. E quindi al resto dell’aragosta tipo carapace, antenne e parti varie.

Qui il lavoro diventa certosino, ma vale la pena di insistere.

La delizia è assicurata.


martedì 15 aprile 2008

SHEDIAC, NEW BRUNSWICK


Scorrazzare per le Marittime, come vengono chiamate le province dell’est canadese, significa anche New Brunswick, provincia metà anglofona e metà francofona. Lungo la costa che porta all’isola di Prince Edward Island e poi in Nova Scotia si trova una località certamente insolita : Shediac. Il nome deriva dal termine Mik’maq "Es-ed-ei-ik" che denominava uno dei maggiori insediamenti nel sudest del New Brunswick trasformatosi poi in "Es-ed-ei-ik" e quindi in Gèdaique. Oggi i francofoni lo pronunciano Shèdiac e gli anglofoni Shediac, ma le aragoste non sembrano essere al corrente della disputa.

Un villaggio, abitato soprattutto da pescatori locali, ma anche da tante persone che hanno abbandonato la vita della città, che si fregia dell’appellativo di “Capitale mondiale dell’aragosta”.

Per giustificare tale rivendicazione i locali hanno pensato bene di dedicarle un monumento, che troneggia pomposamente all’entrata del villaggio. Una delle tante attrazioni canadesi visibili lungo la strada, dalle dimensioni imponenti : una decina di metri di lunghezza e almeno cinque metri di altezza e larghezza. E’ una struttura in cemento ed acciaio costruita nel 1990 con lo scopo di favorire il turismo. Troppo lontano da Toronto o Montreal per testimoniare qualche uomo illustre.Meglio la praticità, visto che almeno mezzo milione di turisti si fermano qui per ammirare l’aragostone e passeggiare lungo la costa, a tratti sabbiosa e magari loro, i canadesi, a fare anche una bella nuotata d’estate, quando la temperatura arriva perfino a 27-28 gradi, ma specialmente per le varie celebrazioni legate al Festival dell’aragosta, che si tiene regolarmente ai primi di luglio dal 1949..

L’aragostone, posto magari all’ingresso di San Benedetto del Tronto, farebbe sorridere e sarebbe magari soggetto a critiche per la sua presunta pacchianeria. Niente di tutto ciò. Rientra nel paesaggio. Case colorate, vialetti puliti e tranquilli, gente attaccata alle tradizioni e aderente alla natura. Niente stravaganze, oltre il monumento.

Poi ci sono le aragoste, meno di un tempo, ma sempre tante, da apprezzare. Soprattutto mangiandole.

lunedì 14 aprile 2008

IL MANEGGIO MILITARE DI QUEBEC




Ecco ciò che purtroppo rimane del bellissimo Manège Militaire della Città di Québec, distrutto da un tremendo incendio la scorsa settimana. Malgrado il pronto intervento di oltre 90 pompieri, è stato impossibile salvare la costruzione, un gioiello architettonico di valore storico inestimabile costruito nel 1887, oggi sito storico nazionale. Il Maneggio Militare è sede dei Fucilieri Volteggiatori di Québec, unità riservista dell’Esercito Canadese, ed il più antico reggimento di fanteria francese del paese.

Le autorità hanno potuto confermare che il 90% dei cimeli del museo, della Prima e Seconda Guerra Mondiale ed altri conflitti a cui il reggimento ha partecipato, armi, documenti, archivi, bandiere, illustrazioni e fotografie siano stati salvati e inizierà prestissimo la difficile opera di restauro.


Foto: Christophe Finot 2007

Mentre il Sindaco e la cittadinanza di Québec è sorretta dall'impegno del governo di Ottawa a ricostruire in tempi brevi questo importante pezzo di storia, nel frattempo dovremo raffigurarcelo come in questa foto.

Chi è già stato a Quebéc lo ricorderà bene, anche se non una meta di visita turistica tra le principali della città, ma perché ci si trova a passargli davanti molto spesso, salta all'occhio l'affascinante costruzione a castello, passeggiando dalla Grande Allée verso la città vecchia, passando davanti alla Citadelle e attraverso la porta di Saint Louis. Situato sulla Place George V, un piacevole giardino pubblico, su cui si affaccia anche un bel albergo che non smetterò mai di raccomandare, l’Hotel Chateau Laurier.

venerdì 11 aprile 2008

GLI EROI FANNO MIRACOLI

Lucille Teasdale, il primo chirurgo donna del Canada, impresa già di per sé ardua negli anni cinquanta, aveva un sogno. Lo condivise con il medico brianzolo Piero Corti. Decenni di sacrifici e abnegazione. Oggi il loro piccolo dispensario di Gulu è diventato uno dei più grandi ospedali non governativi e non a scopo di lucro dell’Africa equatoriale (post del 15 novembre 2007).

Con una gesto di solidarietà che non ci costa nulla possiamo aiutare gli eroi di oggi a continuare a fare miracoli.
Ci avviciniamo alla scadenza delle dichiarazioni dei redditi. Nel 2007 (dati provvisori) ben 2.409 amici hanno scelto di destinare il 5x1000 dell’Irpef al St. Mary’s Hospital di Lacor. Sostieni anche tu la Fondazione Corti.
In occasione della compilazione della dichiarazione dei redditi o della consegna del CUD apponi la tua firma nel riquadro dedicato alle Organizzazione Non Lucrative di Utilità Sociale (onlus) e il codice fiscale della Fondazione Corti 91039990154 sotto la tua firma. Se puoi dare di più, scopri come farlo nel sito.


Il corpo medico e gli ammalati del St. Mary’s Hospital ti ringraziano.

giovedì 10 aprile 2008

TORONTO



Toronto è la capitale della provincia dell’Ontario, di cui è anche la città più importante sotto tutti i punti di vista. Il nome della città deriva dal termine Mohawk tkaronto, “alberi in mezzo all’acqua”, che ricorda le antiche pescaie, costruite con pali di legno intrecciati che lasciavano passare l’acqua trattenendo i pesci, localizzate nella zona dei Narrows (stretto) dove il lago Simcoe sfocia nel lago Couchiching vicino alla città di Orillia. Il termine usato dagli Uroni si spostò lentamente verso sud : la prima certificazione di Toronto si deve al cartografo italiano Vincenzo Coronelli che nella sua mappa dei grandi laghi cita il nome L Taranto accanto a Les Piquets
( pali ) già nel 1695.

La derivazione dal termine urone torontan “luogo d’incontro” è stata ultimamente scartata dagli storici che preferiscono l’altra teoria molto più documentata. Stessa storia per altre supposizioni tipo “abbondanza”, “porto” ed anche riferimenti ad un ingegnere italiano di nome Tarento.

Dal 1680 il termine Toronto è passato da Lac de Taronto ( Lago Simcoe) a Passage de Taronto
(Fiume Holland fino alla foce dell’Humber), Rivière Taronto (Fiume Humber), e Fort Rouillè
( Fort Toronto). Questa località chiamata anche Toronto fino al 1793, fu ribattezzata York da parte del governatore John Graves Simcoe per celebrare la vittoria del duca di York nelle Fiandre. Il 6 marzo 1834 quando divenne ufficialmente città tornò nuovamente al nome originale di Toronto.

Per quanto concerne i Narrows, nel 1982 questo antico posto di pesca è diventato luogo storico nazionale, in attesa di far parte del patrimonio storico mondiale, onde preservarlo dai danni causati dalla costruzione di ponti, dalla pesca dissennata e dalla navigazione scriteriata.

mercoledì 9 aprile 2008

EXPO67 - MONTREAL

Il 1967 fu un anno assai importante per la città di Montréal ed il Canada in generale. Fino ad allora il Canada era poco conosciuto, geograficamente forse sì, ma come nazione, come società abitata da qualche milione di persone, in maggioranza qui emigrati da paesi diversi, il mondo non l’aveva ancora percepito. Le cose cominciarono a cambiare nell’anno in cui il paese festeggiava il suo primo centenario di vita: il mondo imparò a conoscere il Canada e, impresa ancor più stupefacente, i suoi stessi abitanti impararono a considerarsi cittadini canadesi, una NAZIONE.


I primi anni sessanta segnarono a Montréal e dintorni un risveglio generalizzato di ogni tipo di attività, in tutti e ovunque era palpabile l’eccitazione per il traguardo comune che ci avrebbe portato sulla platea al giudizio del pubblico mondiale: un proliferare di lavori di costruzione, architettura all’avanguardia, ammodernamento delle infrastrutture, creatività scatenata. Fu costruita la Metropolitana (il materiale di scavo fu “gettato” nel San Lorenzo a creare nuove isole su cui costruire padiglioni e servizi di accoglienza; nasceva la ‘città sotterranea’ di Montréal).
Le regole del B.I.E. prevedono che la maggioranza delle strutture sia temporanea e sia smantellata alla fine delle esposizioni ma esistono molte eccezioni. Nella foto riconoscerai alle mie spalle il Padiglione U.S.A. diventato oggi la Biosfera. E poi c’è il Casinò di Montréal, allora il padiglione francese. Il padiglione dell’U.R.S.S. è stato smontato e ricostruito a Mosca.

Queste cartoline, bozzetti preparatori di presentazione dei padiglioni, hanno più di 50 anni. Una visita nei vari siti oggi disponibili potrà chiarirti le idee, ad esempio: http://expo67.morenciel.com (costruito in base alla Guida Ufficiale, quindi da leggersi come tu vivessi nel 1967 in procinto di visitare l’Esposizione, insieme agli oltre 50 milioni di altri visitatori affluiti qui nei sei mesi di apertura) oppure http://expo67.blogspot.com oppure www.expo67.ncf.ca
Il Canada si sta preparando a festeggiare il 150esimo anniversario della Confederazione nel 2017 e qualcuno propone di far rivivere a Montréal i successi del 1967 (www.expo2017.ca); …dopo 50 anni... e chi se lo perde, ovviamente io ci sarò!

martedì 8 aprile 2008

ST. PIERRE E MIQUELON


Il merluzzo ha sempre affascinato gli italiani che lo importano con regolarità, come ad esempio i veneti dalle isole Lofoten. A fine Settecento il traffico commerciale relativo a questo pesce era fiorente tra Livorno e il Canada, che nella fascia di Terranova aveva i banchi più pescosi. Dal 1992 la pesca sconsiderata ha costretto i canadesi a porre dei limiti severissimi alla depauperazione del patrimonio ittico. Questa parte del Canada ne ha sofferto molto, compensata solo in parte dallo sfruttamento delle risorse naturali legate agli idrocarburi. E soprattutto le isole di St. Pierre e Miquelon, che dalla pesca hanno tratto per secoli il loro sostentamento. Il problema è continuato su altri direzioni in seguito alla pretesa francese di esercitare il diritto territoriale sulla base dei 320 chilometri, che è poi sfociato nel riconoscimento di una zona a forma di baguette che parte dalle isole e va verso sud, lambendo soltanto in parte il territorio canadese..

Esatto : St. Pierre e Miquelon, che hanno una superficie intorno a1 240 km2 e poco meno di 7.000 abitanti, sono una collettività territoriale francese, ultimo bastione in Nord America dell’impero francese, dove sventola il tricolore transalpino e si paga tutto in euro.

E’ interessante visitare questi avamposti, ormai dediti a un po’ di agricoltura, pesca del merluzzo naturalmente e allevamento delle volpi, ma ormai sempre più rivolti verso il turismo. La Francia sovvenziona tutto, un po’ come l’isola di Sant’Elena di napoleonica memoria per la Gran Bretagna.

Un fascino particolare per un posto strano, che continua a resistere al richiamo americano sia statunitense sia quebecchese.

Il ferry da Argentia, Terranova copre i 90 chilometri facendo sentire il mare nella sua completezza.

Molto meglio dell’aereo, perché di aereo si tratta, L’ATR della Air St. Pierre opera voli interni , 15 minuti per andare a Miquelon e voli internazionali per Sydney, Moncton, Halifax e Montreal.

Che storia, direbbe Alberto!

Scopritela anche voi, lontano dalla pazza folla.

Cominciate ad esempio dai baschi che sono ancora ben evidenti con le loro tradizioni nonostante il loro numero ridotto.

Continuate con il mare. Il mare delle scoperte, dei marosi teneri, del merluzzo che forse un giorno tornerà.

lunedì 7 aprile 2008

RedBull Crashed Ice Québec 2008

Considerato uno sport estremo. Guardare per credere! Gli allenamenti, e spesso le gare stesse, si svolgono sulle piste da bob. Spericolati pattinatori canadesi, russi, finlandesi, svedesi; imbottiture e casco, pattinare a tutta velocità, curvare, cadere, rimbalzare, scivolare fino al traguardo, tutto in poche decini di frenetici secondi...

Avrei voluto parlartene prima ma sarebbe stata un arduo compito. Poi ho visto le finali su Sportitalia ed ho scoperto che in http://www.youtube.com/ si possono vedere numerosi video sull'edizione 2008 del RedBull Crashed Ice, svoltasi alla fine di gennaio per le strade della città di Québec nel quadro dei festeggiamenti del 400esimo compleanno della città (Vedere post del 25 gennaio 2008). La pista (535 mt), costruita e ghiacciata ad opera d'arte, inizia davanti al Chateau Frontenac da dove si snoda dalla città alta, giù giù in picchiata fino ai bordi del San Lorenzo, il pubblico assiepato dovunque, incurante del freddo pungente; ci si scalda saltando, ballando, festeggiando in compagnia di amici vecchi e nuovi, magari con un buon bicchiere di Cariboo.

giovedì 3 aprile 2008

BUTCHART GARDENS, in fiore da oltre 100 anni


Se il tuo viaggio in Canada ti porterà a Victoria, capitale della British Columbia, sull’Isola di Vancouver, non dovrai a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e perderti questi splendidi giardini. Gli uomini arricceranno forse il naso, o ti sembrerà che, venendo dall’Italia non sia il caso di dedicare tempo (almeno un paio d’ore) ad un giardino: non credo ci siano al mondo esempi così peculiari di gestione ed esposizione floreale nonché un’organizzazione degli spazi dove arrivano da tutto il mondo oltre un milione di visitatori all’anno.
A metà strada tra la città di Victoria ed il terminal di Swartz Bay (una quarantina di chilometri) da dove partono i traghetti per la terraferma, all’800 di Benvenuto Avenue a Brentwood Bay troverai le biglietterie. Riceverai una piccola ma dettagliata guida in Italiano che ti aiuterà a seguire un percorso circolare spettacolare.
I Giardini aprono ogni giorno alle 9 (aprono alle 13 solo il giorno di Natale!) ed in piena estate resta aperto anche fino alle 10 di sera… non ho quasi mai visto giardinieri al lavoro, quindi mi sono sempre chiesta se abbiano alle loro dipendenza centinaia di minuscoli elfi che di notte trapiantano, rastrellano, annaffiano, potano, … Il sabato sera ci sono poi spettacolari fuochi d’artificio. Se poi ci fosse minaccia di qualche piovasco, compaiono come per incantesimo decine di larghi cesti pieni di ombrellini trasparenti: ne prendi uno, lo usi continuando la visita e appena spiove lo rimetti nel primo cesto disponibile!

Sulla piazza principale troverai la Cafeteria, il Ristorante Blue Poppy, il Centro Visitatori ed un negozio che farà impazzire non solo l'appassionato di giardinaggio, sementi, attrezzi, decorazioni, souvenirs a tema!
Il sito
www.butchartgardens.ca è ricchissimo di utili informazioni ma le immagini non rendono giustizia alla tavolozza di colori di oltre un milione di pianticelle di una settantina di specie che assicurano una fioritura ininterrotta da marzo a ottobre, in pieno sole o all’ombra di imponenti alberi centenari.


Incominciò tutto oltre cento anni fa quando un industriale del cemento si trasferì qui con la famiglia. Costruirono una splendida villa chiamata “Benvenuto” che arredarono con oggetti riportati dai loro numerosi viaggi all’estero. Pochi anni e la cava si esaurì e la Signora ebbe l’idea di piantumare l’area, lasciando in eredità questo gioiello tuttora gestito dai discendenti Butchart.

mercoledì 2 aprile 2008

CAMPIONISSIMO DI PATTINAGGIO

Pochi giorni fa a Goteborg in Svezia si sono svolti i Campionati Mondiali di Pattinaggio di Figura. La stampa ha dato poco risalto alla medaglia d’oro nel singolo femminile vinto dall’italiana Carolina Kostner. Ma io voglio parlarvi di JEFF BUTTLE, il canadese che ha vinto per la prima volta il singolo maschile, battendo campionissimi del calibro del francese Brian Joubert, dell’americano Johnny Weir, dello svizzero Stephane Lambiel e del connazionale Patrick Chan. Buttle ha pattinato meglio di tutti, mantenendo un invidiabile sangue freddo che gli ha permesso di eseguire senza errori né imperfezioni, con eleganza ed apparente semplicità splendidi flip, toeloop, lutz, tripli salkow, axel e rittberger.
Venticinquenne di Smooth Rock Falls in Ontario, gareggia da anni ad altissimo livello ma per arrivare a questo importante traguardo, come per tutti i veri campioni, si allena da una vita, ore ed ore ogni giorno. La prima gara la disputò a 6 anni.
Il cronista televisivo italiano era stupito del fatto che Jeff Buttle avesse cominciato a pattinare a 2 anni… ma, signori miei, perché tanta meraviglia, in Canada quasi tutti i bambini imparano a camminare proprio sui pattini!
Non si aspetta altro che venga il freddo e che si possa modellare una pista nel cortile di casa, buttando acqua sulla coltre nevosa, lisciando la superficie a tempo di record prima che si geli e si formino irrimediabilmente gobbe o avvallamenti! E via con i giochi, gli adulti insegnano ai più piccoli, gare di pattinaggio, hockey, bisogna muoversi continuamente per non congelarsi, solo la stanchezza ci fermerà! Ogni quartiere ha poi una bella pista, preparata più professionalmente, con un bel recinto di legno ed una superificie liscia liscia dove potersi cimentare con salti e piroette! A Montréal la pista di pattinaggio la trovi tutto l’anno giù in metropolitana…

martedì 1 aprile 2008

IL DURUM DEL SASKATCHEWAN


Le grandi pianure dell’Ovest canadese sono generalmente poco visitate. La maggior parte dei turisti salta tranquillamente da Toronto, anzi vola direttamente a Calgary, per intraprendere la traversata delle Montagne Rocciose. E così il Saskatchewan, che anche i bambini canadesi fanno fatica a scrivere, resta nel dimenticatoio. Non giova avere città dai nomi pomposi : Regina, Saskatoon Swift Current ( letteralmente Corrente rapida) e Moose Jaw ( Mascella di alce).

Niente da fare. Le attrattive che l’ufficio del turismo della provincia si dà da fare ad elencare e magnificare riescono a fare breccia soltanto nella mente di pochi eletti.

Grandi spazi visibili nelle gigantografie dei granai colorati, sparsi dappertutto. Granai in tutti gli stili, lungo tutte le stazioni ferroviarie, in tutti i paesi più dimenticati. Il frumento del Saskatchewan, di cui l'Italia ne importa una quantità rilevante, è riconosciuto in tutto il mondo per la sua alta qualità. I produttori della provincia vengono spesso chiamati gli agricoltori degli spaghetti. I locali mi dicono che mentre la pasta viene spesso associata all’Italia, la migliore ha le sue radici in Saskatchewan, dove il Triticum durum o meglio il Triticum turgidum, il grano duro, frumento tetraploide, viene largamente coltivato per le caratteristiche delle sue farine. La semolina è infatti l’ingrediente base della nostra pasta. Il Canada è quindi spesso sulla nostra tavola considerando che il 50-60 % del mercato del durum è suo.

Fin qui i Saskatchewanesi hanno ragione. Si allargano un po’ troppo quando nel ricettario elencano le “loro” ricette tipo, quasi fossero originali : pasta with puttanesca sauce , pesto spaghetti, italian sausage spaghetti pizza. Mi limito quest’ultima ricetta : quantità q.b.

In una casseruola, leggermente oliata, unire gli spaghetti, le uova e il latte. Cospargere il tutto con salsa di pomodoro, salsicce, funghi in scatola preventivamente scolati e sminuzzati, olive e mozzarella affettata. Mettere in forno a 175° C per 30 minuti.

Sfornare ed assaggiare, immagino, per credere.