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venerdì 26 giugno 2020
lunedì 15 giugno 2020
Rileggiamo... IL TEEPEE, FILOSOFIA DEGLI INDIANI D'AMERICA
Byron Harmon, 1906-1934
Il teepee (tipì) rappresenta una delle più ingegnose forme abitative creato dall’ingegno umano, ideato dalle tribù nomadi delle praterie in continuo movimento durante la stagione estiva per cacciare caribù e bisonti, rifornimenti di cibo e attrezzi utili per superare il rigido inverno. Finché non arrivarono gli europei, le tribù nomadi si spostavano a piedi, smontando e rimontando i teepee, facendo trascinare le strutture ai cani.
La diffusione del cavallo rappresentò una vera rivoluzione nei trasporti potendo così costruire dei teepee sempre più grandi e tecnicamente elaborati: un numero variabile di lunghe pertiche da far convergere all’apice contemporaneamente grazie ad un saldo treppiede quale armatura portante; appoggiando altre pertiche all’incrocio fino a creare la struttura conica, leggermente inclinata verso la parte posteriore rispetto all’ingresso (sempre rivolto ad est per rendere grazie al sole nascente) rendendo il teepee più spazioso internamente e più resistente alla furia del vento. Il tutto ricoperto di pelle di schiena di bisonte. Sia la preparazione delle pelli necessarie (una quindicina per un teepee medio del diametro di quattro metri) che il montaggio stesso era riservato alle donne. Pratico e veloce da innalzare e smontare, resistente, impermeabile, con un bel fuoco al centro e relativo sistema di ventilazione dato dai deflettori di pelle a forma di orecchie che consentono il risucchio del fumo e proteggono l’incrocio dei pali in alto dalla pioggia e dalla neve.
La moglie era proprietaria dell’abitazione ed il marito era un ospite, il quale tuttavia si riservava l’onore di provvedere alle decorazioni. La notte portava consiglio e a seguito di un sogno ritenuto significativo, il marito si rivolgeva ad un abile pittore, che con un pennello di coda di bisonte trasferiva sul teepee il suo racconto.
La moglie era proprietaria dell’abitazione ed il marito era un ospite, il quale tuttavia si riservava l’onore di provvedere alle decorazioni. La notte portava consiglio e a seguito di un sogno ritenuto significativo, il marito si rivolgeva ad un abile pittore, che con un pennello di coda di bisonte trasferiva sul teepee il suo racconto.
Gli indiani concepivano le loro abitazioni come dei microcosmi: sistemate in cerchio attorno ad un teepee più grande degli altri posizionato al centro dell’accampamento, come il sole al centro dell’immensa galassia, dove i capi si radunavano a prendere le decisioni più importanti per la vita della comunità e dove si svolgeva la danza del sole al termine della stagione di caccia. Nei grandi raduni si potevano contare centinaia, migliaia di teepee disposti in cerchi concentrici come una metafora cosmica.

Tutto ciò che è fatto dalla forza del mondo ha la forma di un cerchio. Il cielo è rotondo e mi hanno detto che il mondo è rotondo come una palla. E così tutte le stelle. Come i nidi degli uccelli, i nostri teepee sono rotondi e disposti in cerchio: il cerchio delle nazioni, un nido di molti nidi che il Grande Spirito ci ha destinato perché vi nascano i nostri figli.
Per saperne di più sulle tecniche di costruzioni, significato dei componenti, la filosofia, l'uso ai giorni nostri, etc. ti consiglio un sito italiano davvero appassionante, ben curato ed esauriente.
Post del 31.10.2007
mercoledì 3 giugno 2020
Rileggiamo... BLUENOSE
Hai mai pensato di conoscere il paese meta del tuo viaggio osservando le sue monete?
A volte l’iconografia è semplice, di facile lettura; altre volte l’immagine riprodotta necessita di un approfondimento. Mentre sorseggi un caffè (lungo, ovviamente!) sulla terrazza di un bar di Québec City o il tradizionale tè delle 5 a Victoria, guardati in tasca e cerca il dime, dieci centesimi, la piccola moneta bianca con un veliero… ma che sarà mai?

Si tratta dello schooner (goletta) da pesca BLUENOSE, varato a Lunenburg in Nova Scotia il 26 marzo 1931, appositamente costruita per gareggiare nella competizione riservata a questo tipo di imbarcazione a vela (International Fishermen’s Trophy) fino al 1938. L’amichevole rivalità con le imbarcazioni del New England si trasformò in una sfida per il primato e la superba BLUENOSE fu imbattibile: vinse infatti per 18 anni consecutivi diventando un importante simbolo delle capacità marinaresche delle genti della Nova Scotia, tanto da essere riprodotta su un francobollo emesso nel 1929 e sul dime canadese dal 1937. Ma i tempi cambiano, le flotte si modernizzano e la BLUENOSE fu convertita per il trasporto merci nelle Indie Occidentali. Per colare a picco nel gennaio del 1946 su un reef di Haiti.
Potrai però visitarne una fedele replica (qui nella foto) ancorata nel porto di Lunenburg, sempre che la BLUENOSE II, nota come Queen of the North Atlantic, non stia veleggiando ambasciatrice nei porti della costa nordamericana a promuovere il turismo ed il commercio della Nova Scotia.
L’origine del suo nome?
Come spesso accade, le leggende sono più d’una: forse perché così chiamavano lo schooner i marinai che trasportavano le tipiche patate dalla buccia blu coltivate in Nova Scotia al mercato di Boston, fin dagli anni 1780; forse invece perché i marinai erano superstiziosi e non si toglievano mai i guanti, fatti a mano dalle donne di casa con una grezza lana blu, il cui colore stingeva, inzuppata dall’acqua salata, mentre il marinaio, intento alle manovre, tentava di asciugarsi il naso…
Come spesso accade, le leggende sono più d’una: forse perché così chiamavano lo schooner i marinai che trasportavano le tipiche patate dalla buccia blu coltivate in Nova Scotia al mercato di Boston, fin dagli anni 1780; forse invece perché i marinai erano superstiziosi e non si toglievano mai i guanti, fatti a mano dalle donne di casa con una grezza lana blu, il cui colore stingeva, inzuppata dall’acqua salata, mentre il marinaio, intento alle manovre, tentava di asciugarsi il naso…
Post del 16.07.2007
martedì 28 aprile 2020
FORTRESS OF LOUISBOURG – FORTERESSE-DE-LOUISBOURG
Quando si pensa al Canada la mente corre inevitabilmente allo straordinario paesaggio naturale che caratterizza quel paese, ai suoi laghi, ai suoi fiumi, alle sue immense foreste, alla sua fauna, alla sua wilderness insomma; tutt'al più si ricordano le grandi metropoli moderne, è raro invece che si faccia riferimento al suo passato, alla sua storia.
Si tratta di una dimenticanza ingiustificata: certo nulla a che vedere con i millenni di storia che hanno plasmato i paesi europei e l’Italia in particolare, ma siamo di fronte comunque ad almeno tre secoli caratterizzati da avvenimenti interessanti e talvolta decisivi e dei quali rimangono diverse ed importanti vestigia.
Mio marito – grande appassionato di storia, soprattutto militare – ed io, nei nostri numerosi girovagare abbiamo incontrato diverse testimonianze del passato canadese, accentrate nelle province orientali del paese.
Si tratta di una dimenticanza ingiustificata: certo nulla a che vedere con i millenni di storia che hanno plasmato i paesi europei e l’Italia in particolare, ma siamo di fronte comunque ad almeno tre secoli caratterizzati da avvenimenti interessanti e talvolta decisivi e dei quali rimangono diverse ed importanti vestigia.
Mio marito – grande appassionato di storia, soprattutto militare – ed io, nei nostri numerosi girovagare abbiamo incontrato diverse testimonianze del passato canadese, accentrate nelle province orientali del paese.
Oggi, minuziosamente e perfettamente ricostruita così come doveva essere nel XVIII secolo, con le sue imponenti mura turrite, i cannoni, gli acquartieramenti per le truppe e gli ufficiali, lo studio del comandante, l’armeria, i depositi, non potrà non affascinare i turisti e gli appassionati – così come è successo per noi - facendoli immergere nella vita quotidiana di una fortezza assediata del Settecento. Nei miei ricordi, già al posto di guardia all’esterno della fortezza, è iniziato il nostro cammino a ritroso nella storia, bisognava infatti dare le risposte giuste (in francese!) ai soldati per dimostrare di essere amici e quindi essere ammessi all’interno, dove risultava scomparsa ogni traccia di modernità. La presenza di soldati e ufficiali rigorosamente abbigliati con le loro divise d’epoca accanto a uomini, donne, bambini e animali che, all’interno della fortezza, si occupavano delle loro normali incombenze, utili alla sopravvivenza della comunità costretta tra le mura del forte, rendeva il tutto assolutamente credibile e di un realismo perfetto: sparare il cannone, il cambio della guardia, arrestare un ladro di bestiame, preparare le conserve e le marmellate, tagliare il fieno, cavare le patate, studiare l’abbecedario, rincorrere un cavallo imbizzarrito, …
Calandoci nella parte, malgrado i nostri abiti moderni e apparecchi fotografici, abbiamo persino consumato un frugale pasto, servito da gentili osti del settecento, in ciotole e boccali rigorosamente di peltro su grezze tovaglie di lino.
Si è trattato di una esperienza davvero unica e indimenticabile, come se la macchina del tempo ci avesse trasportato per un’intera giornata indietro di oltre tre secoli!
mercoledì 22 aprile 2020
PRINCE EDWARD ISLAND - ILE DU PRINCE EDOUARD
Parte di un itinerario automobilistico di oltre 6.000 km percorsi in un mese tra la Penisola della Gaspesie in Québec, New Brunswick e Nova Scotia, qualche giorno mio marito ed io abbiamo dedicato alla più piccola delle Province della Confederazione canadese, 5.656 kmq abitati da 138,000 persone. Quest'isola è talmente piccola che osservando certe cartine del Canada (quasi 10 milioni di kmq) si fatica a distinguerne il profilo! Vediamone pure il lato positivo: è un concentrato di mille opportunità che soddisfano ogni esigenza del turista.
La si raggiunge facilmente o dalla Nova Scotia con un enorme traghetto o verso il New Brunswick percorrendo il Confederation Bridge, uno straordinario ponte che sfiora il pelo del mare per quasi 13 chilometri.
Vi piace la tranquillità ed il relax? Allora sarete nel posto giusto. Noi non volevamo più venir via!
Lunghe spiaggie di finissima sabbia di numerose sfumature del rosso dove camminare, raccogliere conchiglie e osservare le onde che accolgono surfisti, velisti e pochi coraggiosi bagnanti. Sono poi a portata di mano oltre 30 campi da golf. Lungo gli itinerari automobilistici potrete contare fino a 50 fari perfettamente conservati di cui alcuni aperti al visitatore curioso. Porticcioli, minuscoli accoglienti villaggi, casette di legno dai morbidi colori pastello e floridi giardini.
Quando si parla di quest'isola non si possono dimenticare argomenti storici e culturali come i Celti, gli Acadiani, la cornamusa, il violino, le squisite patate che crescono così bene e numerose in questo terreno rosso da essere esportate.
Siete ghiotti di cucina marinara? La cambusa offre ogni giorno freschissime aragoste e succulenti frutti di mare.
Vi piace il buon gelato? Non mancate di assaggiare quello di Cows, squisito certo perchè le mucche pezzate, straordinarie produttrici di latte, sono proprio lì, onnipresenti ovunque si volga lo sguardo. Una linea di merchandising che ritrae queste mucche in diverse situazioni è davvero unica, una chicca per i collezionisti.


La capitale Charlottetown ha un'importanza storica per tutto il Canada: qui infatti si costituì nel 1867 il primo nucleo della Confederazione Canadese e molti palazzi dell'epoca ricordano ancora con mostre e rievocazioni in abiti storici i difficili albori della nazioni.
Una visita non può mancare al sito forse più famoso della provincia: Il Parco Nazionale dedicato a "Ann of Green Gables" la protagonista del romanzo che la scrittrice L.A. Montgomery scrisse nel 1908 e noto a noi come "Anna dai capelli rossi". Ammetto che non mi aspettavo di vedere tanti ma proprio tanti visitatori chiaramente di origine nipponica; erano talmente tanti da insospettirci... come mai? Ci volle un pò ma finalmente scoprimmo la verità fino ad allora a noi sconosciuta! In Giappone Anne of Green Gables è libro di testo per l'apprendimento dell'inglese e qui, giovani e meno giovani, vengono quasi in pellegrinaggio per conoscere la casa ed i luoghi che, nella realtà e nella fantasia, sono l'ambientazione del romanzo.
Per saperne di più clicca qui.
Post del 19.3.2007
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