mercoledì 26 marzo 2008

ESTATE 1966


Estate 1966.
Eccoci al piccolo molo degli idrovolanti Melançon a Sainte-Anne-du-Lac, tra i Monti Laurenziani del Québec, in posa per immortalare l’inizio di una memorabile avventura che durerà una settimana. Bagaglio leggero e poi ci sono le canne da pesca. Null’altro.
Viaggeremo su due velivoli, io e mio fratello con la guida Pierre ed un pilota mentre mamma e papà ci seguiranno, trasportati da Monsieur Melançon. Voliamo per quasi un’ora, un idrovolante vicino all’altro, con gli occhi incollati verso il basso a contare decine di laghetti, incastonati fra fitte foreste di aceri, betulle e abeti, scrutando le rive a caccia del padrone incontrastato di questo habitat, l’alce. Per essere certi che si riesca a vederlo, mentre immerso fino alle ginocchia va col muso alla ricerca di tenera vegetazione, i piloti si divertono a spingersi in ardite manovre. Noi ragazzi gridiamo dall’eccitazione mentre, lo scopriremo dopo, la mamma tiene gli occhi chiusi stretti stretti ogni volta che l’idrovolante si inclina dalla sua parte! Che meraviglia, ho ancora negli occhi quegli intensi colori, il sole che si riverbera sulle acque pure e scintillanti!
Ci abbassiamo, scivolando verso la riva di un laghetto. Un molo di legno un po’ sgangherato, si salta giù e qualche metro più in là, a ridosso del bosco, una casetta di legno con 2 finestre. Qualche gradino per entrare, attraversiamo le porte, una di legno e l’altra completamente di rete antizanzare. Ambiente a dir poco spartano, tre letti a castello di legno, un lungo tavolo con tanti sgabelli e l’angolo cottura con stufa a legna. I servizi sono fuori.
Dal molo un prolungato saluto ai piloti che seguiamo con lo sguardo finchè i velivoli non sono completamente scomparsi all’orizzonte. Restiamo soli con Pierre nel silenzio, apparentemente assoluto, dopo che il rombo dei motori in accelerazione si è dissolto nell’aria. Siamo a ore e ore di cammino da qualsiasi centro abitato.
Perlustriamo i dintorni senza però addentrarci troppo nel fitto del bosco. Qui abitano creature solitarie a cui non vogliamo recare disturbo, per la loro e la nostra sicurezza. Papà e Pierre recuperano e mettono in acqua la barca che ci servirà per gli spostamenti nel lago. Montiamo le canne, cerchiamo esche nel terreno morbido. Tutto è pronto per domani mattina. All’improvviso il sole scompare del tutto, cala un buio denso e impenetrabile. I nostri sensi conoscono per la prima volta il rumore del silenzio.
Pierre ci delinea la giornata di domani, senza trascurare le ferree regole da seguire in questo ambiente ostile ed ospitale allo stesso tempo. Dipende da noi.
Dopo cena, a lume di candela, si va presto a letto. La stanchezza è tanta ma il sonno tarda a venire… dall’alto del nostro giaciglio, noi ragazzi teniamo gli occhi fissi verso le finestre in attesa delle prime luci dell’alba…

SEGUE…

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