martedì 31 marzo 2015

A. B. ROGERS, LE CAMPANE DELL'INFERNO


Il Maggiore (aveva combattuto durante la Rivolta degli Sioux del 1861) Albert Bowman ROGERS fu l’ingegnere civile statunitense incaricato dalla Canadian Pacific nel 1881 di trovare una via per fare passare la ferrovia transcontinentale oltre le Montagne Rocciose e completare il tracciato che portava all’Oceano Pacifico collegando la British Columbia con il resto del Canada verso est (era questa la conditio sine qua non affinché quel territorio diventasse una provincia della Confederazione canadese).
Superando le insidiose Selkirk Mountains sul passo (a 1.330 mt. d’altitudine) che poi porterà il suo nome, il Canada diventava una nazione estesa tra i due oceani, unita da migliaia di chilometri di strada ferrata completata nel 1910 dall’Atlantico al Pacifico.

 




Rogers era un uomo di grandi capacità, famoso per le sue imprecazioni profane (veniva soprannominato Hell’s Bells Rogers, cioè le “campane dell’inferno”), la sua parsimonia – anche nell’alimentazione degli operai - ma anche per i suoi lunghissimi baffi e la sua parca alimentazione a base di fagioli crudi e tabacco da masticare!





La scoperta del valico che oggi porta il suo nome gli valse un premio di 5.000 dollariRogers incorniciò l’assegno che, pertanto, non fu mai incassato.


  Una squadra di operai cinesi sulle rotaie della ferrovia Canadian Pacific vicino a Rogers Pass in British Columbia nel  1889 (foto di William Notman, Glenbow Archives/NA-3740-29).

lunedì 30 marzo 2015

TORONTO - L'ESTATE NON E' POI COSI' LONTANA.



No, Non siamo in Brasile e non è carnevale ma soltanto una delle molte manifestazioni estive che aspettano il turista curioso e attento alle varie culture che ogni estate celebrano i loro festival a Toronto.  

It’s a banner year for sport in Canada. 
Toronto is the host with the mostest for the 2015 Pan Am and Parapan Am Games, while FIFA Women’s World Cup Canada 2015 action kicks off at six cities across the country.
Although that’s the cream of the crop, there’s plenty of other sporting endeavour to enjoy during the summer, including Rogers Cup tennis, F1 Grand Prix racingRBC Canadian Open golf, Major League BaseballCanadian Football League and Major League Soccer.
To help travellers make the most of Canada’s Summer of Sport, our series of short and occasionally cheeky city guides for the seven host destinations of the World Cup and Pan Am and Parapan Am Games sets the stage.
Up now: Toronto,ON
Age: 181 years
Appearance: The iconic CN Tower ascends 553 m (1,814 ft) from the shoreline of vast Lake Ontario, punctuating an energetic metropolis that boasts the second-most skyscrapers of any city on Earth. Yet, thanks to a collection of diverse and approachable neighbourhoods, massive Toronto remains as friendly as a smile.
Toronto in five words: Hockey, epicentre, multicultural, towering, proud
Is it easy to get around? The Toronto Transit Commission cleverly carves up the concrete jungle with ample buses, subways and ubiquitous streetcars. On sunny days, areas such as Cabbagetown, Kensington and the Distillery District are best explored via Bike Share Toronto.
What’s the city’s hidden gem? Little Portugal is rich with old-world traditions—arts, foods and festivals—plus, for World Cup fans, residents who adore futebol.
Where can you catch the sporting action live? The Pan Am & Parapan Am Games will see more than 7,000 athletes compete at 30 venues throughout the region. Start at the Cirque du Soleil-themed opening ceremony in Rogers Centre, and follow the action from there. (Rogers Centre is also home to Blue Jays baseball and Argonauts football.) In addition, the women of this year’s Rogers Cup will smash aces at York University’s Rexall Centre, RBC Canadian Open tees off at Glen Abbey Golf Club and Toronto FC play MLS matches at BMO Stadium.
Are there fun bars and pubs to watch the games from, too? Real Sports Bar & Grill is a preferred hangout for Blue Jays fans. Choose between a sedate dining room, lively 37-TV pub or sunny rooftop patio at Wayne Gretzky’s TorontoThe Loose Moose has Hogtown’s largest selection of draught beer as well as all-sports big screens and tasty grub. During the World Cup, Greektown will be alive with “Opa!”
Enough about sport—where are the hot spots to eat and drink in the city? Bon vivants socialize over shared platters in the multimedia-inspired dining hall at The Carbon BarThoroughbred Food & Drink impresses with eclectic fare made with contemporary Canadian ingredients. Richmond Station Restaurant pleases with oysters, local meats and a rotating chalkboard menu of the day’s best dishes. The cuisine at People’s Eatery reflects its neighbourhood’s past with Jewish snack plates, and its present via Cantonese small bites—two tastes of Toronto’s renowned multiculturalism.
Some visitors like to shop ‘til they drop—where should they go? A shopaholic’s must-do is Toronto Eaton Centre, with 230 shops in a handy central location. If size matters, try Square One Shopping Centre, in Mississauga—360 stores and 15,000-sq-m of floor space make it Ontario’s largest mall. Downtown, hop from the antiques historic King West Village to the haute couture of Queen West to the funky boutiques of the Distillery District.
What’s the nightlife like? The liveliest in the country! Northwood is a trendy locale known for classic cocktails and Canadian rye. Gaslight tempts with tasty small bites (try the perogies) and specializes in top-shelf tequila and whisky as well as craft beer. Stay late at Ace Nightclub—a hangout for TO’s young and chic. For a different take, have a laugh at Second City Toronto, proving ground for comic A-listers such as Mike Myers and Martin Short. Or just stroll along Yonge Street and see where the evening takes you.
Life isn’t just fun and games—where can visitors feed their minds? First, learn the local lingo: the Art Gallery of Ontario is called the “A-G-O” and the Royal Ontario Museum is dubbed the “Rom.” Discover the former’s international collections and rotating exhibitions (like the early 20th-century modernism of SHIFT) as well as the latter’s six-million-item inventory that ranges from dinosaurs to Chinese architecture. Afterward, hot-foot it to the BATA Shoe Museum for 4,500 years of footwear history, then check out the events of 401 Richmond, a local artists’ hub featuring gallery shows, live performances and hands-on workshops.
One of Canada’s attractions is its amazing nature—what are some nearby outdoor delights? Rouge Park has over 4,000 hectares (10,000 acres) of perfectly preserved eastern deciduous forest only 50 km (30 mi) from downtown Toronto. Canoe in pristine marshland, hike through forest and camp out beneath a blanket of stars—this remarkable green space will soon be Canada’s first National Urban Park.
Make local friends in Toronto: Whether it’s Toronno, Trono or Toranna—you’ll fit right in once you realize there’s only one “T” in in Toronto.
Make local foes in Toronto: The Toronto Maple Leafs is the greatest hockey team of all time—any contrary information should be kept to oneself.

venerdì 27 marzo 2015

L'ESTRAZIONE DI PETROLIO DALLE TAR SANDS NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE


Canada, l’estrazione di petrolio dalle Tar sands nuoce gravemente alla salute
Questo articolo di Maria Rita D'Orsogna, fisico e docente universitario, esperta di problemi ambientali  è molto critico nei confronti dell'industria che si occupa dell'estrazione delle sabbie bituminose.  
Sembra ci sia un Canada disattento alle conseguenze causate dal maltrattamento delle risorse naturali. Non sono un esperto del settore e sarebbe interessante avere delle segnalazioni da altre fonti sia pro sia contro le tar sands, non per iniziare un dibattito, che non fa parte della nostra filosofia, ma per dare un quadro realistico del Paese di cui parliamo. 

"E’ sera nella comunità indigena di Fort Chipewyan, in Alberta, Canada. Il sole tramonta lentamente sul fiume Atabasca. In parte è ancora ghiacciato e coperto di neve. Sui banchi del fiume c’è la foresta e la vita che ospita. In questo piccolo villaggio di 1300 persone l’unico ristorante offre carne di caribou, spezzatino con carote e spezie o merluzzo con erbe locali.
Tutto perfetto, eh? E invece no. Tutto quello che si mangia qui non è frutto della caccia, pesca e dell’agricoltura locale come lo è stato per secoli e secoli in una comunità di “First Nations”.
E’ tutto importato.Perché? Perché è tutto inquinato. Animali, pesci e piante. La gente lo sa da tanto tempo, in modo aneddotico, perché i tassi di tumore sono in aumento, specie per quello del dotto biliare o il cancro cervicale, prima d’ora considerati rari. Secondo chi vive a Fort Chip i tassi di tumore sono aumentati vertiginosamente negli scorsi 30 anni. Gli anziani non ricordano cosi tanti morti di cancro in tutte le loro vite.
Negli scorsi mesi sono arrivate anche le prove ufficiali. L’Università del Manitoba, ha infatti esaminato possibili connessioni fra lo sfruttamento delle Tar Sands del Canada a circa 200 chilometri a nord e il cibo che non possono più mangiare. Ci sono voluti tre anni per completare gli studi e dozzine di interviste ai residenti della zona. I risultati
Ci sono tassi superiori al normale di idrocarburi policiclici aromatici, arsenio, mercurio, cadmio e selenio  nei tessuti dei reni e del fegato di alci, papere, pesci, castori e muskrats, emessi durante l’estrazione e la lavorazione del bitume dalle Tar Sands. Il rapporto è stato peer-reviewed, e i fondi per realizzare gli studi sono arrivati da enti governativi indipendenti non collegati all’ industria del petrolio.
Su 94 persone intervistate 20 sono stati colpiti da una qualche forma di cancro. Si conclude che le estrazioni petrolifere qui “compromettono l’integrità dell’ambiente e della vita animale, che a loro volta portano a conseguenze negative per la salute dell’uomo ed il suo benessere”.
Il governo canadese, che incassa miliardi e miliardi di dollari con le Tar Sands, ha lungamente contestato che la vita selvatica potesse essere contaminata. Dicono che i tumori di Fort Chip sono naturali e che potrebbe anche essere colpa del fumo di sigaretta.
A noi non parrà granché, ma il fatto di non poter andare a caccia e a pesca ha causato profondi problemi sociali a Fort Chip, perché li ha sradicati dalle loro tradizioni e dal loro vivere in simbiosi con la natura. Non si insegna più ai giovani a pescare, a mettere le trappole per gli animali. Alcuni continuano a mangiare ciò che catturano, ben sapendo dei rischi alla salute. E siccome caccia e pesca erano anche fonte di reddito, sono scomparse anche quelle. I residenti di Fort Chip hanno pian piano iniziato ad interessarsi ad altre attività, che ironicamente sono spesso di servizio ai petrolieri, perché non c’è niente altro da fare. Allo stesso tempo, i costi sono qui esagerati, tutto arriva per via aerea, perché le strade sono spesso ghiacciate. Un sacco di patate costa circa 15 euro.
Nessuno sa quale sia la risposta o ha il coraggio di pensare all’unica risposta possibile: fermare la follia e far pagare alle imprese petrolifere fino all’ultima lira di bonifica ambientale.
Mutatis mutandis è la stessa situazione della Basilicata dove pian piano l’inquinamento inizia a pervadere tutto, fiumi, aria, acqua, politica e non si sa o non si vuole sapere come se ne esca. Un paio di settimane fa, per dirne una, hanno vietato l’utilizzo di acqua potabile nei pressi del pozzo Perticara 1, perché inquinata da metalli e altri elementi pericolosi per la salute dell’uomo fra cui manganese, solfati, nichel e cloruro vinile.
E’ per questo che è meglio non far arrivare le imprese petrolifere dall’inizio.

Qui le foto della deforestazione in Canada, la nazione che distrugge più foreste al mondo a causa dell’estrazione di bitume dalle Tar Sands.

Segnalato da Luca Astore, Bangkok, Thailandia 

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Deforestazione in Alberta per estrarre bitume


mercoledì 25 marzo 2015

QUEBEC CITY IN 48 HOURS


FESTIVAL DELL'ESTATE A QUEBEC
My first trip to Québec City was a summer adventure. I fell in love with the 19th century stone houses, the harpist accompanying my morning bol de café au lait and the sense of history unfolding beneath my feet. The Le Festival d’été de Québec was on, making the whole city a dazzling musical stage.     
Québec City’s beguiling charm captured New York Times editors this year, who named it as one of the 52 Places to Go in 2015. So, let’s take a trip into the heart of Canada’s Francophone culture.
In the Old Québec district, old world meets new. Cannons loom from the ramparts of North America’s only remaining fortified city, a UNESCO World Heritage Site. Start in Upper Town with a tour of the famed Fairmont Le Château Frontenac, perched on a cliff above the St. Lawrence River. Outside, stroll the Terrasse Dufferin boardwalk for panoramic views and to get a feel for the city’s storied military history.
Look up at La Citadelle, a star-shaped fortress set high on Cap Diamant. Built by the British, it’s now the largest fortified base still in active service in North America. Tour the site and catch the daily Changing of the Guard, where troops in scarlet uniforms and tall bearskin hats march in lockstep from June to September.
Hungry? The sidewalk café culture and the bistro cuisine here are thrilling. Pair Quebec-made cheese with fine French wines. Or order a La Barberie microbrew and plate of moules frites. Locals also love the sweet or savoury crêpes at popular Crêperie-bistro Le Billig.
Afterward, gaze upon the vivid canvases and sculptures at Musée National des Beaux-Arts du Québec. Don’t miss the gallery devoted to renowned Quebec artists like Jean-Paul Riopelle. Later, you can visit a specialty maple-syrup shop (yes, the stuff is stored like gold in Quebec) and one-of-a-kind boutiques showcasing talented Quebec artisans.
As the stars come out, consider a splurge at Panache restaurant, tucked in a historic building at the entrance of Old Québec. Along with your exquisite main - such as half-cooked foie gras, lobster rolls or venison in a sweetberry sauce - enjoy complimentary amuse-bouche (hors d’oeuvres) such as fish with edible flowers or oyster with cucumber dill sauce. Dine on the terrasse (patio) for great views of the port.
Linger over breakfast before taking the stairs or funicular, connecting Upper Town to Lower Town. Explore Quartier Petit Champlain, an irresistible, vibrant village atmosphere of boutiques, art galleries and cafés. Stroll the some of the oldest streets in North America, then visit Rue Saint-Paul for a bit of antique shopping. Try the wonderful farmers’ market at the Old Port for homegrown picnic goodies. Save an hour or two for the Musée de la Civilisation, evoking 400 years of Quebec history and culture.
A trip outside the stone walls of Old Québec is a must. Dine at chic and cozy IX pour Bistro, or Le Clocher Penché (think local, fresh and fabulous), tucked in an old bank building in the trendy Saint-Roch neighborhood. Foodies may also want to take the delightful, three-hour St Roch food tour. Afterward, visit the bohemian Saint-Jean Baptiste district, brimming with boutiques, gourmet food stores, a chocolate museum, galleries and North America’s biggest toy store.
Québec City transcends time, even if you only have 48 hours.

Lory McNulty

QUEBEC CITY

lunedì 23 marzo 2015

PREVISIONI METEO 7 GIORNI



7 day forecast     https://weather.gc.ca/



 I canadesi hanno davvero un senso dell’umorismo ed autoironia particolari nei confronti del clima invernale soprattutto, arrivati a questo punto della stagione fredda, cresce l’insofferenza verso i mucchi di neve da spalare ed il gelo che attanaglia le ossa…

le previsioni dei prossimi 5 giorni? Sottozero.
e il sesto giorno? Sottozero.
e fra una settimana?… + 1 !!!!!

…incredulità, la commozione ha il sopravvento, non si riesce neanche a trattenere le lacrime di giubilo!

Ad Environment Canada (il servizio meteorologico canadese) lo ammettono candidamente che verso il settimo giorno delle previsioni inseriscono spesso un +1, tanto, manca un’intera settimana  per divulgare gli aggiornamenti… 


In fondo lo fanno per regalare un po’ di ottimismo!


 

-VIDEO-

ENVIRONMENT CANADA


venerdì 20 marzo 2015

L'IMPRESA DI LAURA TRENTANI E ROBERTO RAGAZZI NELLO YUKON DEI -48 GRADI CELSIUS.



Laura Trentani, 40 anni, e Roberto Ragazzi, 52, stremati, ma felici al traguardo


Ne avevamo parlato prima di partire. Questo è il loro racconto.
"Il grande incubo è stato il freddo: le temperature sono scese sino a meno 48 gradi. «Con due in meno la manifestazione sarebbe stata sospesa», racconta Roberto Ragazzi. Lui e la moglie Laura Trentani hanno però resistito e portato a termine la Yukon Arctic Ultra, una prova estrema di 100 miglia (160 km circa) da affrontare tra neve e ghiacci a Whitehorse, nel Nord del Canada, ai confini con il mar Glaciale Artico. Per la coppia di Brovello Carpugnino il risultato non era la priorità. «Era la possibilità di godere di un paesaggio naturale mozzafiato», racconta Trentani, 40 anni, ortopedico all’ospedale di Busto Arsizio e medico della Igor Novara di volley. Il risultato però non è mancato: sono giunti quinti, mentre Trentani è stata la miglior donna. «Ma da applaudire sono le tre ragazze che hanno completato la prova da 430 chilometri», sorride con modestia. 

Colpiti da allucinazioni
Sono stati due giorni di camminata (48 ore e 29 minuti per l’esattezza) con solo una slitta con i generi di prima necessità come sostegno. Non sono mancate fasi di difficoltà. «Il momento più duro è stato quando abbiamo avuto le allucinazioni - spiega Ragazzi -: vedevamo strane forme di animali. Il cervello dice di fermarti e dormire, ma il rischio è di passare dal sonno alla morte. Laura è stata molto brava: ha continuato a parlare ad alta voce e a contare per tenerci svegli». «Essere in due e così uniti è stato fondamentale: ci si capisce al volo nei momenti duri», racconta la moglie. 

La notte soli nel bosco

Sono serviti anche i lunghi allenamenti fatti prima alle pendici del Mottarone, poi in val Formazza. «Fisicamente stavamo bene anche dopo il traguardo - spiega Ragazzi -. Sono stati numerosi i ritiri anche per dei principi di congelamento. E’ il freddo che ci ha fatto saltare i piani: forse potevamo goderci di più il paesaggio». Nemmeno la notte al buio, solo con il sacco a pelo, in un bosco sconfinato li ha spaventati. «Era un timore - ammette Trentani -: invece siamo stati conquistati da un’atmosfera di grande serenità». Non sono mancati i momenti toccanti. «Nel finale, dopo tanti chilometri al buio nel bosco - racconta Trentani - siamo usciti su un lago ghiacciato ed è spuntata la luce del giorno. In quel momento ci siamo sciolti dall’emozione»

DAVIDE BORETTI  - BROVELLO CARPUGNINO  _ LA STAMPA del 7 marzo 2015
Segnalato da Luca Astore in Bangkok, Thailandia

mercoledì 18 marzo 2015

PAUL KANE NELL'OVEST CANADESE


Il pittore PAUL KANE (nato a Mallow – Irlanda il 3 settembre 1810 e morto a Toronto il 20 febbraio 1871)  è il più famoso di tutti gli artisti-esploratori canadesi.
Kane immigrò con tutta la sua famiglia prima del 1822 e si stabilì a York (Toronto). Lavorò dapprincipio come decoratore di mobili e nel 1841-42 visitò l’Italia per copiare i dipinti dei grandi maestri del passato.
Un’esposizione londinese dei dipinti di George Catlin raffiguranti gli indiani d’America lo entusiasmò a tal punto che, ritornato in Canada, fu determinato a dipingere una serie di quadri similari nel Nord-Ovest canadese.
Kane lasciò Toronto nel 1845 con l’obiettivo di disegnare gli Indiani nelle loro terre e raccogliere le leggende dei medesimi. Viaggiò attorno la regione dei Grandi Laghi ma, spaventato per i possibili pericoli di un viaggio solitario verso le terre del Pacifico, prese contatto con Sir George Simpson – soprintendente della Hudson’s Bay Company – che organizzò per lui il viaggio verso Ovest con la flotta di canoe dei commercianti di pellicce.
Si unì ad una spedizione commerciale a Fort William (Thunder Bay – Ontario) nel maggio del 1846 e viaggiò con loro verso Ovest fino a Fort Garry. Qui fu testimone dell’ultima caccia al bisonte in quella regione, continuò fino a Norway House e seguì il fiume Saskatchewan fino a Fort Edmonton.
Dopo aver attraversato le montagne a dorso di cavallo, discese il fiume Columbia disegnando molti schizzi di Mount St. Helen e delle tribù rivierasche della zona. Ritornò a Toronto nel 1848, portando con sé 700 disegni sia di panorami dell’Ovest che delle popolazioni indigene di circa 80 tribù. 


Kane – come era tipico degli artisti di quel tempo con un retroterra culturale europeo – guardava con curiosità ai popoli indigeni. Tutti loro erano interessati a registrare e anche a enfatizzare delle popolazioni native ciò che a loro pareva esotismo. Le loro immagini che ritraggono le popolazioni native spaziano da una visione realistica ad una fortemente romantica e sono tutti dipinti nello stile in voga in Europa in quel periodo.
Dopo il suo ritorno Kane visse tranquillamente a Toronto. Dipinse tele dai suoi disegni, resi secondo lo stile europeo del suo tempo. Un centinaio di tele acquistate da George Allan si trovano ora nel Royal Ontario Museum di Toronto, mentre dodici, acquistati dal governo federale sono nella National Gallery a Ottawa.

Indiani Assiniboine a caccia di bisonti
Sei Capi di tribù Piedineri dipinti da Paul Kane lungo il fiume South Saskatchewan
Accampamento indiano a Fort Colville - essicazione del salmone
Accampamento indiano sul lago Huron 
1847  L'eruzione del Mount St. Helen's di notte
Caw-Wacham, donna Testapiatta,  col suo bambino
Un guerriero Cree delle Pianure , incontrato lungo il fiume North Saskatchewan 
Trasbordo di White Mud a Winnipeg

Il resoconto del viaggio di Kane (Wanderings of an Artist among the Indians of North America) fu pubblicato nel 1859 e tradotto in danese, francese e tedesco. Si tratta di un classico canadese, ricco di aneddoti atti a completare i suoi disegni con una vivida descrizione della vita degli Indiani, dei meticci, dei commercianti della Hudson’s Bay Company e dei missionari durante il quarto decennio dell’Ottocento.

PAUL KANE

a Toronto nel ROYAL ONTARIO MUSEUM


e ad Ottawa alla NATIONAL GALLERY-MUSÉE DES BEAUX-ARTS

martedì 17 marzo 2015

PASSEGGIANDO PER HALIFAX, Nova Scotia


Halifax, principale porto marittimo del Canada orientale, posto in una delle più profonde insenature naturali del globo, è stato per il paese la più importante via tradizionale verso il mondo ed ha rappresentato in numerose occasioni il fulcro di eventi storici determinanti per la nazione.
Nella città si trovano, piacevolmente fusi, raffinate vecchie dimore in legno di stile georgiano, parchi vittoriani (i più vecchi d’America) e quasi 100 ettari di spazi verdi costellati da moderni grattacieli.
Fondata nel 1749, quale simbolo del potere britannico in Nordamerica, sorge su una penisola rocciosa della costa atlantica ed è una città da esplorare tranquillamente a piedi.

La città è cresciuta attorno ad una collina verdeggiante dominata dalla Cittadella – un imponente fortino di argilla erbosa costruito tra il 1828 ed il 1856. Qui troneggia un albero di nave con le relative bandiere segnaletiche e un cannone che in estate alle ore 12 precise di ogni giorno spara un colpo.                  Halifax Citadel NationalHistoric Site of Canada

Ai piedi della Cittadella, verso il porto, si trova l’Orologio della Città Vecchia, donato dall’allora Principe di Galles che soggiornò ad Halifax, affinché gli abitanti della città imparassero ad essere puntuali!


Un’altra importante attrazione della città, che fa parte del sistema dei Parchi Nazionali, è il quartiere di vecchie costruzioni (The Historic Properties) che si estende lungo il porto. Buona parte degli uffici del ”National Park Organization” è sistemata in queste costruzioni, mentre a livello stradale si trovano molti negozi, bar e ristoranti.
A due isolati dalle Historic Properties corre, parallelamente al porto, Hollis Street. Su un lato della medesima si trova la Art Gallery of Nova Scotia e, proprio di fronte, la Province House (1819) dove la Nuova Scozia, prima fra tutte le colonie britanniche, istituì il proprio autogoverno.
Ad altri due isolati dal porto si snoda Barrington Street dove si trova lo Scotia Square, centro commerciale coperto a due piani; centri commerciali più moderni, più grandi e maggiormente forniti si trovano alla periferia della città.
La maggiore attrattiva di Barrington Street è la Grand Parade, una verde piazza utilizzata  per le sfilate all’aperto. Sul lato sud sorge la più vecchia costruzione della città, la St Paul’s Church che risale al 1750. 
Allontanandosi vieppiù dal porto verso sud e risalendo la collina ci si imbatte in un quartiere di piccole vie (Argyle, Blowers, Grafton, Sackville e Market) dove sono sorte numerose boutique “alternative”, librerie, caffè e una edicola con quotidiani e riviste internazionali. Spring Garden Road offre invece negozi di classe e gallerie interne dedicate all’alta moda e all’artigianato artistico.
Tra i numeroso musei della città, due sono particolarmente interessanti: il Nova Scotia Museum of Natural History che si trova sulla Summer Street (al di là della Cittadella rispetto al porto) e il Marittime Museum of the Atlantic (sulla riva di fianco alle Historic Properties). Quest’ultimo offre, tra l’altro, una ampia esposizione di oggetti dedicata al famoso transatlantico Titanic e al suo affondamento, con cui la città vanta numerosi elementi di contatto. In questa area si possono trovare ristoranti e pub di ogni tipo.




Nei Public Gardens – un parco in stile inglese sulla Spring Garden Road -  si può godere di un piacevole momento di relax durante la visita della città.

La costruzione di Dartmouth, città satellite oggi ormai inglobata nell’area metropolitana, fu iniziata appena un anno dopo la fondazione di Halifax a cui venne collegata da un sistema di traghetti attraverso la baia. Il servizio – il più antico traghetto marittimo in America – funziona ancora oggi ed il tragitto di circa 15 minuti offre una occasione unica per ammirare il litorale ed il porto. Le due città gemelle sono altresì collegate da due ponti stradali; nel complesso l’area metropolitana Halifax – Dartmouth conta oggi circa 390 mila abitanti.



venerdì 13 marzo 2015

Journées du cinéma québécois en Italie



In occasione del mese internazionale della francofonia, sta per iniziare la dodicesima edizione delle Journées du cinéma québécois en Italie dal 18 al 21 marzo a Milano,  il 26 e 27 marzo a  Firenze e dal 26 al 28 marzo a Siracusa.

Programma dettagliato sul sito
http://cinemaquebecitalia.com/wp-content/uploads/2013/11/JCQI_2015.pdf





giovedì 12 marzo 2015

CARAQUET, Nouveau Brunswick, Capitale de l'Acadie


La bandiera acadiana (blu, bianco e rosso con l stella gialla su sfondo blu) sventola ovunque; persino case, fari, etc sono dipinti come la bandiera.

Caraquet è la "capitale culturale" degli Acadiani della Provincia del New Brunswick. L'itinerario lungo la Baie des Chaleurs conduce nel cuore dell'"Acadian Country", l'unica zona del Canada Atlantico dove la cultura degli Acadiani, discendenti dei primi coloni europei (francofoni) stabilitisi in questa regione, è davvero predominante.

Benché nel XVIII secolo gli Acadiani fossero stati deportati per lasciare la terra ai coloni anglofoni, essi ritornarono, malgrado le innumerevoli difficoltà, qui nelle comunità originarie. L'Acadia era una remota provincia francese sul suolo americano ed era costituita da quei territori oggi conosciuti come le province canadesi di Nova Scotia, New Brunswick, Prince Edward Island nonché parti del Québec nonchè nel New England in USA.
Ai nostri giorni sono sparsi attraverso la stessa regione gruppi francofoni residui della comunità acadiana, ma la costa settentrionale del New Brunswick ne è la più densamente popolata. Ciò rende il New Brunswick l'unica provincia del Canada ufficialmente bilingue. 
Visitando l'area non potrai non essere conquistato dalla stupefacente storia del popolo acadiano, una saga davvero incredibile, oggi ripercorribile grazie al museo vivente "VILLAGE HISTORIQUE ACADIEN", dove vivere in prima persona gli usi e costumi degli Acadiani.
Il villaggio è una ricostruzione che documenta la lotta per la sopravvivenza della cultura acadiana dal 1755 ai giorni nostri. I visitatori possono osservare gli abitanti durante il normale svolgimento delle loro attività di un tempo. 



Bienvenu au Village Historique Acadien, notre musée acadien vivant!
                         Ouvert 7 jours sur 7 de 10 h à 18 h du 8 juin au 20 septembre.                                                     

L'Acadie
Fondée par les Français à Port-Royal (aujourd'hui Annapolis Royal), l'Acadie se développa sur le territoire de l'actuelle Nouvelle-Écosse à partir de la première moitié du 17e siècle. Choisissant la neutralité en regard des guerres incessantes que se livraient alors la France et l'Angleterre, la petite colonie se voyait alternativement soumise à l'autorité de l'une ou l'autre de ces puissances européennes, jusqu'à ce que le traité d'Utrecht, en 1713, ne la cède définitivement aux Anglais.
La période de paix relative qui suivit vit l'Acadie prospérer et prendre de l'expansion, fondant des villages dans le bassin des Mines et jusqu'au sud-est du Nouveau-Brunswick. Mais en 1755, la petite communauté fut démembrée par un décret des autorités britanniques qui confisquait les biens de tous les habitants et les condamnait à la déportation.

Proscrits, dispersés aux quatre vents ou condamnés à vivre clandestinement, ils gardèrent le silence pendant de longues années. Ensuite, timidement d'abord, puis de plus en plus ouvertement, ils se refirent un pays sur les décombres de l'ancienne Acadie. Leurs terres d'origine ne leur appartenaient plus; mais ils se sont répandus dans les régions laissées de côté par les nouveaux maîtres et y ont peu à peu recréé une Acadie vivante, qui n'a pas d'existence officielle, mais qui s'affirme de plus en plus.

C'est cette période de réinstallation que nous recréons sur la partie 18e et 19e siècles de notre village historique. Autant qu'il était possible, c'est la vie dépouillée de ces temps difficiles qu'on a voulu illustrer ici. Ce dépouillement même nous paraît un titre de fierté, puisqu'il constitue un témoignage au courage et à la persévérance dont nos ancêtres ont fait preuve pour conserver, en dépit du mauvais sort, leur identité, leur langue et leurs coutumes.

Sur la deuxième partie du site, passé le petit pont couvert, nous évoquons l'entrée de l'Acadie dans le 20e siècle, alors que les nôtres commençaient, déjà moins timidement, à emboîter le pas au progrès et aux nouvelles technologies.

Aujourd'hui, les Acadiens, qui au moment de la Déportation se comptaient au nombre d'à peine quinze mille âmes, sont plus de deux millions. Dispersés, plusieurs rejetons de l'arbre originel ont pris racine sous d'autres cieux. En Louisiane, où plusieurs ont trouvé un refuge dans ces années pénibles, ils sont plus d'un million. On les retrouve dans toutes les provinces canadiennes, surtout au Québec, ainsi qu'aux îles Malouines (Falkland), en France, en Nouvelle-Angleterre. Beaucoup ont conservé le souvenir de leurs origines et se considèrent toujours Acadiens.

Mais c'est dans les Provinces maritimes du Canada (Nouveau-Brunswick, Nouvelle-Écosse, Ile-du-Prince-Édouard) qu'ils se sont surtout affirmés. C'est dans ce coin de pays, qui portait jadis le beau nom d'Acadie, qu'ils demeurent attachés. C'est ici qu'ils se sont donnés un drapeau, un hymne national, des institutions; c'est ici plus qu'ailleurs qu'ils ont regagné, grâce à leur ténacité, une part importante des droits qui leur avaient été enlevés.

Nous ne sommes plus des déportés. Et si nous pouvons aujourd'hui faire cette affirmation la tête haute, sans crainte de personne, nous le devons à ceux qui ont vécu la tranche d'histoire que nous reproduisons ici. C'est un hommage que nous rendons à nos ancêtres, pour dire combien nous sommes fiers de ce qu'ils ont su conserver de cet héritage inestimable qu'ils nous ont légué et qui s'appelle la dignité.