lunedì 9 giugno 2008

GWAII ISLANDS







Alcune cose sono certe.

La pioggia cade

Le maree vanno e vengono incessantemente

Ogni giorno, la luce dell’alba si arrampica lentamente

Attraverso il cielo

Visione Haida

Ci sono dei posti che meritano un viaggio specifico. Lo ripeto sempre. Dipende dalla sensibilità, dagli interessi, dalle mode magari. Il viaggio a tema non delude. Forse perché è unico, forse perché è omogeneo, forse perché pensi sempre di essere uno dei pochi. Gli uffici del turismo vorrebbero preservare alcuni luoghi, ma hanno i target da raggiungere sia in termini di numeri sia di fatturato.

Altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui ci sono infinite istruzioni e suggerimenti e servizi disponibili per arrivare alle Queen Charlotte Islands. Meta che vale un viaggio, ma non al punto da diventare come la chiesa di san Marco a Venezia.

E’ vero, sono un po’ geloso, ma anche logico. Inutile andare in un posto da capire, da interpretare, da sentire se poi, alla fine, deve diventare soltanto una delle tante destinazioni raggiunte.

Queste isole, sede della cultura nativa degli Haida, non devono essere pubblicizzate, ma visitate, vissute, apprezzate, studiate, non date in pasto a tutti. E invece, ecco, servizi aerei da Vancouver sia per Masset sia per Sandspit e anche da Prince Rupert. E ferry di qua e di là. Davvero raggiunte per caso? Anch’io ci sono stato con il ferry, un viaggio nel viaggio.

Fondamentale una volta arrivati la visita al Museo Haida Gwaii situato sul sito del vecchio villaggio Haida di Qay’llnagaay ovvero la “La città del leone marino”.

Il museo si stende lungo cinque long house (case lunghe) contrassegnate da totem che riportano al periodo classico della cultura Haida. Come quello di Vancouver è molto essenziale e sono memorabili i monumentali totem provenienti dai villaggi di Tanu e Skedans.

C’è una sezione dedicata alla scultura e alla grafica contemporanea con le opere del famoso Bill Reid e di altri artisti nativi di pari valore. Anche qui una grande rassegna di fotografie, a cominciare dalla seconda metà dell’Ottocento, e tante rappresentazioni di animali, uccelli e piante della costa pacifica.

Non dico altro perché magari ci andate davvero. Spero non a frotte.

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